Work life balance al di là del genere. Le opportunità offerte dai progetti in rete

1. Introduzione

Quest’anno il Rapporto Istat, che annualmente fornisce una chiave di lettura per comprendere le condizioni socio-economiche italiane, è focalizzato sul concetto di reti, vale a dire quelle strutture che, tramite relazioni, collegano persone, imprese, istituzioni e gruppi informali e che, collettivamente, producono, effetti positivi superiori a quanto accessibile dai singoli componenti individualmente (Istat, 2018).

Prendendo l’avvio da questo ulteriore e recente riconoscimento dell’importanza, evidenziata dal dibattito scientifico (Maino e Ferrera, 2017, 2015 e 2013), di progetti multi-stakeholder e bottom-up per supplire, in ottica di completamento, alle aree di copertura dei bisogni sociali che – per esigenze di vincolo di bilancio accresciute dalle congiunture economiche e dal mutamento dei modelli familiari e delle condizioni demografiche – lo Stato è costretto a lasciare sguarnite, in questo contributo ci si propone di approfondire le opportunità offerte dalle strutture reticolari e inclusive come strumento di work-life balance.

L’analisi si compone di uno studio di caso (Yin, 1994) su un’iniziativa di conciliazione vita-lavoro collaborativa (Le Isole di Wendy) che utilizza gli strumenti di crowdfunding civico e di sharing knowledge, avvalendosi delle logiche di rete e della attivazione pro-attiva delle comunità interessate. Tramite interviste semi-strutturate agli organizzatori, partecipazione ad eventi di bilancio e restituzione alla cittadinanza dei risultati raggiunti, nonché studi documentali dei report di progetto, è stato possibile isolare come è avvenuto l’avvio di questa iniziativa, verso quale evoluzione si sta via via strutturando e quali risultati positivi produce a livello territoriale. Qui se ne riportano i principali elementi per illustrare quella che può essere una best practice replicabile in altri contesti, una volta adeguata alle specificità locali.

2. Le Isole di Wendy, un progetto di welfare community

Attivato nel 2016, Le Isole di Wendy è uno dei progetti, con finalità pubblica e sociale, selezionati all’interno dell’iniziativa Crowdfunding civico promossa dal Comune di Milano, in virtù della quale l’Assessorato allo Sviluppo Economico e dall’Assessorato delle Politiche Sociali ha finanziato 22 iniziative che sono riuscite a raccogliere dai cittadini almeno metà delle somme necessarie alla loro effettiva realizzazione.

L’intento degli organizzatori è realizzare iniziative dedicate alla formazione e all’orientamento professionale; alla condivisione e al mutuo aiuto per la conciliazione vita-lavoro; all’assistenza psicologica e alle attività culturali e ricreative. Il primo obiettivo de Le Isole di Wendy è consistito nella creazione di una rete di servizi integrati e inclusivi per le madri, ma nel tempo sono state previste anche iniziative dedicate all’inclusione dei padri (come Colazione con Papà), per attivare la componente maschile ed incentivare il tempo da questi dedicato ai propri figli.

Dal punto di vista organizzativo e logistico, è stato realizzato un arcipelago di luoghi dedicati alle donne e alle loro famiglie, composto da associazioni, istituti scolastici e spazi ricreativi, social street, realtà produttive e commerciali, che ruotano intorno ai quartieri della zona sud di Milano. Gli aderenti pongono a disposizione dell’iniziativa degli spazi fisici (ad oggi ne sono attivi 13 e l’obiettivo è incrementare la capillarità fino a 20) in cui vengono forniti servizi che supportino le mamme e papà dal punto di vista materiale (con fasciatoi e postazioni per l’allattamento), informativo (tramite incontri con esperti della genitorialità e servizi di ascolto) ed inclusivo (attraverso attività di socializzazione tra famiglie e di scambio di consigli e beni).

L’iniziativa è nata dalla volontà di un gruppo di genitori del quartiere San Luigi di Milano di rispondere in modo innovativo e corale al bisogno di trovare e mantenere un equilibrio tra vita lavorativa e gestione dei figli e del tempo libero, sia proprio che della propria famiglia. La sfida è stata, quindi, considerare il problema non individuale e ascrivibile al solo genere femminile, ma collettivo e riferibile a entrambi i genitori, nonché diffuso su tutto il contesto di riferimento, cui trovare quindi una soluzione a livello di comunità. E’ stata dunque intessuta una rete di soggetti attivi nella medesima area urbana e attenti al tema della conciliazione vita-lavoro, anche con il sostegno diretto di un nucleo madri professioniste, che mettono le loro differenti capacità al servizio della community (nella sezione #ioXwendy del sito internet del progetto si può infatti leggere il profilo di libraie che offrono libri; organizzatrici di eventi che prestano competenze teatrali; pittrici che propongono decorazioni con oggetti di recupero come canali di comunicazione; esperte in diritto immobiliare e familiare che offrono consulenze sul tema). Questo approccio knowledge sharing, oltre a promuovere una idea positiva e attiva di maternità, consente di proporre iniziative ad ampio spettro.

Complessivamente, dal punto di vista analitico, il progetto Le Isole di Wendy presenta parecchi elementi interessanti. Innanzitutto, risponde ad un bisogno individuato in modo molto focalizzato ma, contemporaneamente, offre elementi di soluzione compositi e in più trasforma gli utilizzatori di un servizio in promotori attivi nelle fasi di ideazione e realizzazione delle risposte. Inoltre, si fonda su un modello di condivisione sia degli spazi che delle conoscenze e, tramite la riqualificazione delle aree, restituisce alle comunità alcuni luoghi del quartiere, rendendoli punti di aggregazione. Anche per quanto riguarda l’aspetto finanziario, l’approccio utilizzato è di tipo partecipativo e multi-stakeholder, infatti il progetto è realizzato grazie ad una attività di crowdfunding civico e, per aver raggiunto il proprio target di raccolta (15.000 euro), ha ottenuto una ulteriore quota (15.000 euro) posta a bando dal Comune di Milano.

3. Gli elementi performanti delle reti

Stando all’analisi effettuata dall’Istat richiamata nell’introduzione, in Italia oltre 6 milioni di persone possono contare su reti diverse e chi vive solo e non dispone di una struttura di sostegno presenta con minor frequenza punteggi alti di soddisfazione e qualità di vita, inoltre sono proprio le relazioni sociali di persona a risultare più appaganti. L’ampiezza e la varietà delle reti risulta positivamente correlata a superiori livelli di fiducia, con vantaggi sociali che si stratificano tanto da far riconoscere alle reti un fattore moltiplicativo. Come in tutti i Paesi del Sud Europa, sul territorio nazionale i legami stretti con familiari e amici sono i più rilevanti (59% del campione), mentre solo una quota ridotta di persone attiva relazioni al di fuori di un nucleo ristretto. Le evidenze empiriche mostrano, invece, che la pluralità di reti costituisce un’utilità aggiuntiva in termini di sostegno e di benessere individuale e che sono le preferenze e le libere scelte (elementi definiti elettivi) a guidare verso forme di aggregazione.

In questa ottica risultano svolgere un ruolo di rilievo le reti metropolitane, che suppliscono a questo gap creando relazioni, servizi e informazioni e connettono realtà diverse ubicate appunto nelle medesime città. Secondo i dati Istat citati, in Italia le reti di interventi realizzati a livello territoriale o locale sono particolarmente attive e, con strategie diverse e modulate grazie all’autonomia organizzativa, arrivano a soddisfare efficacemente i bisogni di pluralità.

Focalizzando sul tema della conciliazione vita-lavoro, a fronte del diradamento delle reti familiari tradizionali, l’esistenza di reti mostra di esercitare degli effetti anche sull’organizzazione della vita domestica, dal momento che il fatto di potere contare su aiuti e sostegni esterni consente una delega dei carichi di cura familiare e favorisce l’uguaglianza di genere e l’occupazione (Lodi Rizzini, 2018).

Una rete territoriale di quartiere come Le Isole di Wendy vede nella comunità – rappresentata da singoli, associazioni, realtà aziendali – la risorsa fondamentale per ripensare e generare nuove soluzioni a bisogni legati all’equilibrio vita-lavoro e snoda il proprio percorso family-friendly oltre le mura di casa, in spazi funzionali per l’accudimento dei più piccoli e luoghi di ascolto, confronto e informazione a supporto di mamme e papà, dissolvendo le sensazioni di solitudine ed isolamento, che sono critiche soprattutto nelle grandi città, grazie alla creazione di relazioni e legami nuovi. Il concetto di rete su cui si è posto l’accento in questo articolo appare, quindi, centrale anche nel settore dei servizi conciliativi, per le potenzialità evolutive nel contributo dato alla resilienza dei soggetti e ai fattori di protezione, rafforzamento e crescita.

4. Alcune considerazioni conclusive

Questo paper, attraverso uno studio di caso di un progetto di conciliazione vita lavoro collaborativo, orientato ad alimentare la socialità ed attivare iniziative ricreative e culturali e finanziato con il ricorso al crowdfunding civico in modo da attivare le collettività interessate, contribuisce alla mappatura e all’analisi di quei percorsi di ibridazione tra settore pubblico e privato basati su esperienze avviate in logica bottom-up e muti-stakeholder, evidenziandone le modalità di attivazione e di realizzazione, nonché i risultati ottenuti in termini di crescita socio-economica locale.

Lo scopo della documentazione di questa sperimentazione è mostrare come soluzioni condivise possano con successo contribuire a criticità che non sono ascrivibili al solo genere femminile, ma investono, nella responsabilità e negli effetti, entrambi i genitori e, posti i costi sociali ed economici legati alla mancata partecipazione del genere femminile al mondo del lavoro (Istat, 2015), anche tutte le comunità di riferimento. Alla luce dell’analisi si può concludere che il coinvolgimento di cittadini, imprese e terzo settore in un progetto di aggregazione e valorizzazione delle risorse della comunità può dimostrarsi capace di creare nuove opportunità anche per l’equilibrio tra vita, lavoro e famiglia. Come evidenziato dagli organizzatori intervistati sulla vision e mission de Le Isole di Wendy, infatti, “dall’incontro tra aziende, cittadini, organizzazioni del non profit e del privato sociale, dall’ascolto reciproco, dalla valorizzazione delle competenze e delle risorse, si è visto come nascere soluzioni innovative e nuove fonti di benessere per tutto il territorio. Attivando percorsi partecipati per co-progettare nuovi servizi di welfare, valorizzando spazi e luoghi, analizzando bisogni e opportunità, punti di forza e di debolezza, promuovendo scambi e relazioni, rafforzando le comunità in cui le persone si riconoscono, sperimentando idee, monitorando gli effetti, condividendo i successi, il progetto mira a favorire un cambiamento culturale nelle persone che porta a vedere gli altri come risorse fondamentali per la realizzazione di un tessuto sociale solido e inclusivo”.

Bibliografia

Istat
2018 Rapporto annuale 2018. La situazione del Paese, Roma.

Istat
2015 Come cambia la vita delle donne, Roma.

Lodi Rizzini C.
2018 Il valore delle reti nell’Italia che cambia, Percorsi di Secondo Welfare

Maino F. e Ferrera M.
2017 Terzo Rapporto sul Secondo Welfare in Italia, Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi, Torino

Maino F. e Ferrera M.
2015 Secondo Rapporto sul Secondo Welfare in Italia, Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi, Torino

Maino F. e Ferrera M.
2013 Primo Rapporto sul Secondo Welfare in Italia, Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi, Torino

Yin R.
1994 Case study research: Design and methods, Thousand Oaks, CA: Sage Publishing

Autore

  • Ha conseguito un dottorato di ricerca in Economia della produzione e dello sviluppo e un master in Innovazione tecnologia e sicurezza informatica a pieni voti, collabora con il Laboratorio Percorsi di Secondo Welfare del Centro di Ricerca Luigi Einaudi e con lo spin-off del CSV Insubria dedicato all'economia circolare.