Horizon Europe per rispondere ai bisogni di conciliazione. L’innovazione si fa Missione

1. Sviluppo sostenibile per le imprese e nell’Unione Europea

Parlare di sviluppo implica necessariamente prendere in considerazione il concetto di sostenibilità, inteso come quel paradigma, individuale e collettivo, che considera i benefici prodotti oggi, anche e inevitabilmente, in funzione delle ricadute che questi potrebbero avere domani. Definito dalla Commissione delle Nazione Unite su Ambiente e Sviluppo nel famoso rapporto del 1987 Our Common Future, «lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri» (United Nations 1987). La sostenibilità va interpretata come concetto che può aiutare a indirizzare il nostro rapporto con l’ambiente ‒ naturale, economico e sociale ‒ salvaguardandolo e garantendone al contempo la riproduzione e il progresso nel segno della responsabilità. Essa è da intendere nella chiave di un’ecologia integrale (Francesco 2015) per concepire in modo sistemico la relazione di ogni essere umano con la realtà che lo circonda.

«La sfida della sostenibilità come fattore di sviluppo competitivo è oggi al centro del dibattito sulla responsabilità sociale che riguarda tutti gli attori economici, ed in primo luogo il mondo dell’impresa» (Malavasi 2007, p. IX). Anche alla luce delle politiche votate alla crescita verde e all’influenza sempre più decisiva delle scelte consapevoli dei consumatori, lo sviluppo sostenibile per l’impresa può e deve essere inteso come vantaggio competitivo. Superare la visione del ritorno economico immediato a qualsiasi costo aiuta a garantire prosperità di lungo periodo: investire sulla ricerca e sull’innovazione può conciliare i bisogni economici con i bisogni sociali della comunità e con la salvaguardia dell’ambiente, rispondendo a bisogni plurimi reali.

In questo quadro, l’Unione Europea gioca un ruolo forse talvolta sottovalutato, promuovendo politiche fortemente improntate alla sostenibilità e sostenendo programmi di finanziamento che rafforzano il ruolo dell’Europa come leader in ricerca e innovazione per uno sviluppo che sia sostenibile. Di questo ambizioso obiettivo si è fatta fortemente portavoce la nuova Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, a partire dalla presentazione del Green Deal Europeo lo scorso 11 dicembre 2019, che si pone come «una nuova strategia di crescita mirata a trasformare l’UE in una società giusta e prospera, dotata di un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva che nel 2050 non genererà emissioni nette di gas a effetto serra e in cui la crescita economica sarà dissociata dall’uso delle risorse» (Commissione Europea 2019, 2).

Nonostante la grave situazione mondiale dovuta alla pandemia da Sars-Cov19, che rappresenta una delle più grandi sfide che la nostra società è chiamata ad affrontare con esiti ancora lontani dall’essere definiti (soprattutto per quanto riguarda la grave crisi economica e sociale che inevitabilmente sta toccando e toccherà grandissime parti della popolazione mondiale), il 2020 è stato ricco di iniziative da parte della Commissione per iniziare a mettere in atto un piano d’azione in risposta alla crisi climatica ‒ che, per altro, non si può definire completamente avulsa dalla crisi pandemica1. Una di queste è la strategia industriale europea presentata a marzo 2020, che si prefigge di mantenere e sostenere la crescita competitiva dell’industria europea attraverso una trasformazione che la renda più verde, più circolare e più digitale (https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age/european-industrial-strategy_en). La direzione del Green Deal Europeo sembra essere quella di una transizione verde che non implichi solo oneri per le imprese, ma che anzi venga incentivata proprio in funzione del potenziale di innovazione che questi attori economici intrinsecamente possiedono e sul rilanciare la leadership tecnologica delle aziende europee nel mercato globale.

2. Finanziamenti diretti per R&I: il programma Horizon Europe

Uno strumento di orientamento delle policies dell’Unione Europea è l’allocazione di finanziamenti diretti e indiretti2 per sostenere la crescita e l’innovazione. Un caso particolarmente interessante, per le imprese che vogliano innovare perseguendo un modello sostenibile ed eticamente orientato al bene comune, è il Programma Quadro dell’Unione Europea per Ricerca e Innovazione, conosciuto come Horizon.

Questo programma di finanziamento, che nel corso degli anni ha visto un continuo aumento delle risorse messe a disposizione in termini di budget, si prefigge di promuovere l’eccellenza nella scienza, stimolare la leadership industriale e offrire soluzioni alle nuove sfide, avendo ricadute positive su economia e società. Con un budget di 80 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, il settennato in chiusura di Horizon 2020 ha stimolato la crescita e l’occupazione accostando ricerca e innovazione, settore pubblico e privato, in progetti all’avanguardia in campo tecnologico. Nel 2021 avrà inizio il prossimo settennato del programma, rinominato Horizon Europe. Sembra che anche per il programma di finanziamento tradizionalmente più improntato allo sviluppo tecnologico, all’innovazione industriale e alla ricerca scientifica, si voglia promuovere, con maggiore enfasi rispetto al passato, un approccio di sviluppo umano integrale, che cerchi di conciliare le sfere economica, sociale e ambientale.

Se infatti la struttura del programma a tre pilastri (Open Science; Global Challenges and Industrial Competitiveness; Open Innovation) rimane in linea generale invariata rispetto al programma precedente, fondamentale è la nuova proposta di una ricerca che sia mission-oriented, ovvero più focalizzata sull’impatto, su un obiettivo comune ‒ una “missione”, appunto ‒ e che coinvolga i cittadini, come espresso chiaramente nel Rapporto Lamy del 2017 sul futuro del Programma (Commissione Europea 2017).

I rapporti sul tema della ricerca mission-oriented specificano le caratteristiche che le Missioni dovrebbero avere in Horizon Europe: «le politiche mission-oriented possono essere definite come politiche pubbliche sistemiche che, basandosi sull’avanguardia delle conoscenze, mirano a raggiungere obiettivi specifici o “big science applicata per confrontare grandi problemi”» (Mazzucato 2018, 4).

Il principio soggiacente una ricerca e innovazione (R&I) mission-oriented è che l’innovazione, nella sua capacità di stimolare la crescita economica, non ne determina solo la portata, ma anche la direzione. Il tema della direzionalità della R&I è quindi indispensabile per poter rispondere alle sfide sociali, ambientali ed economiche del nostro tempo, attraverso obiettivi di policy più ampi e una crescita economica stabile. «Il valore aggiunto dell’approccio mission-oriented nel nuovo Programma Quadro europeo per Ricerca e Innovazione è una nuova lente attraverso cui indirizzare gli investimenti in risposta alle sfide globali in modo più focalizzato, secondo il principio del problem solving. L’unicità della governance multilivello europea si adatta particolarmente bene a politiche mission-oriented: gli stati membri e le regioni possono sperimentare nel più ampio quadro di missioni di portata europea» (Mazzucato 2018, 5).

3. Ricerca mission-oriented e responsabile per le imprese che conciliano

L’istituzione di Missioni all’interno del secondo pilastro finanziario di Horizon Europe ‒ Global Challenges and Industrial Competitiveness ‒ risulta di particolare interesse proprio per quegli attori, imprese in primis, che riconoscano il valore, anche economico, dell’innovare per rispondere a bisogni concreti della società.

In un’economia che pone sempre più al centro il ruolo della conoscenza, il tipo di innovazione che si auspica di raggiungere attraverso Horizon Europe supera la tradizionale concezione “lineare”, secondo cui da un lato le università producono innovazione “di base” e dall’altro le imprese si concentrano sullo sviluppo di applicazioni commercializzabili. Il programma pare integrare, invece, un tipo di innovazione non-lineare che preveda simultaneità di ricerca e applicazione da parte di università e imprese insieme, in un contesto politico che, superando il livello nazionale, vada a sviluppare un sistema multi-livello di innovazione (Carayannis & Campbell 2019, 6-10).

Concepire l’innovazione come (eco)sistema offre il vantaggio di riconoscere il valore non solo dei singoli attori coinvolti nel processo, ma soprattutto delle relazioni e delle sinergie che si creano tra loro (Fernandez et al. 2019, 3). Questa prospettiva, che ha origine da una visione multidisciplinare sui temi della conoscenza e dell’innovazione e che sembra permeare le politiche della Commissione Europea, permette di integrare gli attori interessati in un modello ad elica (innovation helix): nel caso di Horizon Europe, si parla in modo esplicito della partecipazione ai processi di R&I del governo (l’Unione Europea), dell’accademia, delle imprese insieme a società civile e all’ambiente naturale (Id., 2).

In particolare sul tema della società civile, sempre più forti si fanno i richiami, sia nei documenti di preparazione al Programma Quadro che nei più recenti piani strategici delle Missioni, alla partecipazione attiva dei cittadini nei processi di innovazione, soprattutto in riferimento al tema della Citizen Science, ovvero la costruzione di scienza e conoscenza bottom-up. Questo tipo di approccio alla R&I permetterebbe di promuovere una crescita sia economica che di risposta alle sfide sociali e ambientali, integrando i bisogni reali delle persone come soggetti sociali con quelli degli altri attori del modello tradizionale a tripla elica (settore pubblico-accademia-imprese)3. È proprio in questo quadro che si inserisce il concetto di Responsible Research and Innovation (RRI), di cui il Programma Quadro si è già fatto promotore nel corso degli ultimi due mandati, e che dovrebbe diventare sempre di più la norma in Horizon Europe, che punta a promuovere il ruolo dell’Unione Europea come leader globale nella ricerca e nell’innovazione orientata alla responsabilità e alla sostenibilità.

In un quadro internazionale altamente competitivo, non sarà quindi più sufficiente rifarsi a modelli di ricerca e innovazione tradizionali, che avvengono all’interno delle mura dell’accademia o dell’impresa, lontano dalla società civile e dall’ambiente naturale. Allineare la R&I ai valori, ai bisogni e alle aspettative della comunità diventa imprescindibile per lo sviluppo, economico e umano. La collaborazione tra i diversi attori ‒ e quindi imprese, università, pubblica amministrazione e cittadini ‒ nel co-progettare prodotti e servizi per il futuro è anzitutto un modo di condividere la responsabilità, che porta inevitabilmente ad una maggiore accettazione dell’innovazione da parte delle persone, con conseguenti ricadute economiche positive ‒ non da ultima l’attrattività per gli investitori.

Ecco allora che l’impresa che partecipi a partnership internazionali nella presentazione di progetti ai bandi Horizon Europe può davvero rappresentare un modello organizzativo, manageriale e di produzione che concili i propri bisogni di crescita economica con quelli della comunità (interna ed esterna all’azienda stessa) e dell’ambiente. Da quanto esposto dovrebbe risultare chiaro come le aziende interessate a partecipare ai bandi del nuovo programma quadro avranno la necessità, che è opportunità, di integrare l’innovazione con un attivo miglioramento delle condizioni di vita delle comunità e del territorio in cui operano ‒ attraverso la condivisione di visioni e valori, ma anche di processi ‒ e quindi di conciliare il beneficio economico con ricadute sociali e ambientali positive. In questa prospettiva, l’impresa che partecipi alla RRI dell’Unione Europea può farsi parte della comunità, conciliando competitività e sostenibilità.

Note

1 A tal riguardo di particolare interesse è il recente rapporto del WWF sulla relazione tra pandemie e distruzione degli ecosistemi, così come il concetto di spillover per zoonosi di virus e batteri dagli animali all’uomo. Si veda: Pratesi, I., (2019), Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi. Tutelare la salute umana conservando la biodiversità, WWF: Roma. https://d24qi7hsckwe9l.cloudfront.net/downloads/biodiversita_e_pandemie_31_3.pdf; Quammen, D. (2014), Spillover. L’evoluzione delle pandemie, Adelphi, Milano.

2 Diretti sono quei fondi allocati direttamente a progetti presentati da partnership composte da attori di diversa natura; si parla invece di fondi indiretti quando vengono allocati e gestiti da istituzioni nazionali o regionali di natura governativa.

3 Sul tema della partecipazione civica alla ricerca in Horizon Europe si veda: Commissione Europea (2020), Citizen Science and Citizen Engagement. Achievements in Horizon 2020 and reccomendations on the way forward, Publication Office of the European Union: Luxembourg, consultabile: https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/research_and_innovation/research_by_area/documents/ec_rtd_swafs_report-citizen_science.pdf.

Bibliografia

Carayannis, E. G. e Campbell, D. F. J.
2019 Smart Quintuple Helix Innovation Systems. How social ecology and environmental protection are driving innovation, sustainable development and economic growth, Cham, Springer.

Commissione Europea
2017 LAB – FAB – APP. Investing in the European Future we want.

Commissione Europea
2019 Comunicazione della commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al comitato delle regioni. Il Green Deal europeo, COM(2019) 640.

Fernandez, S. G. et al.
2019 Innovation Ecosystem in the EU: Policy evolution and Horizon Europe proposal case study (an actors’ perspective), in «Sustainability», 11, 4735, pp. 1-25.

Francesco
2015 Lettera enciclica Laudato si’. Sulla cura della casa comune, Roma, Città del Vaticano.

Malavasi, P. (a cura di)
2007 L’impresa della sostenibilità. Tra pedagogia dell’ambiente e responsabilità sociale, Milano, Vita e Pensiero.

Mazzucato, M.
2018 Mission-Oriented Research and Innovation in the European Union. A problem-solving approach to fuel innovation led growth (a cura di), Brussels, European Commission.

United Nations World Commission on Environment and Development
1987 Report of the World Commission on Environment and Development: Our Common Future, Oxford, Oxford University Press.

Autore

  • È dottoranda di ricerca sui temi di sviluppo sostenibile, tecnologia ed educazione nel Corso di Dottorato Internazionale in Science presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore (Brescia, Italia) e la Notre Dame University (Indiana, United States). Collabora con l’Alta Scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica in qualità di tutor al Master in Gestione e Comunicazione della Sostenibilità e a diversi progetti di ricerca; è cultore della materia nei corsi di Sociologia dei Sistemi Territoriali e Sociologia del Comportamento Organizzativo. I principali temi di ricerca sono: sviluppo sostenibile, tecnologie e digitalizzazione del mondo del lavoro; politiche e programmi di finanziamento europei per la ricerca e l’educazione; responsabilità sociale d’impresa.