Innovazione e formazione a servizio della conciliazione famiglia-lavoro: l’esperienza di Stantec

Intervista a Emanuela Sturniolo a cura di Sonia Vazzano.

Come è possibile, in base alla vostra esperienza, tenere insieme esigenze aziendali e sostenibilità ambientale?

Ogni attività umana ha un proprio impatto sull’ambiente, che si tratti dei rifiuti speciali prodotti da un grande impianto produttivo o dei consumi elettrici del piccolo studio professionale. Se ci ostiniamo a credere che l’economia sia incompatibile con l’ambiente, stiamo trascurando un aspetto che nei millenni ha determinato il successo della nostra specie su questo pianeta: l’innovazione. È su questo che oggi dobbiamo puntare, unendola a una concezione più responsabile e quindi sostenibile del business. L’innovazione tecnologica, organizzativa e di processo, ci porterà a sviluppare soluzioni che riducano il nostro impatto ambientale e ci rendano più efficienti. Al contempo, però, le aziende devono assumersi maggiori responsabilità nei confronti delle esternalità che esse producono nel ciclo di vita dei propri prodotti o servizi. In questo senso, i governi possono intervenire favorendo delle buone pratiche ambientali da parte delle aziende, ad esempio incoraggiando il riutilizzo o la condivisione di beni e servizi, sostenendo la ricerca e lo sviluppo tecnologici, favorendo una mobilità più ecologica, coinvolgendo le aziende produttrici nel ciclo di vita dei prodotti e così via. Credo fortemente nelle sinergie e pertanto sono convinta che una sempre crescente collaborazione tra governo, mondo accademico e aziende possa davvero portare a grandi risultati per la ripresa economica del nostro Paese in un’ottica più al passo con i tempi e quindi imprescindibilmente più sostenibile.

Quali sono i progetti che Stantec ha implementato sui temi della conciliazione famiglia-lavoro che incrociano anche l’ambito della sostenibilità ambientale?

Abbiamo da sempre creduto nelle politiche di conciliazione vita-lavoro, che includono flessibilità oraria, part-time e soprattutto un programma di smart working molto consolidato. Siamo convinti che questa sia una concreta espressione dei principi della sostenibilità sociale, ambientale ed economica. Il rispetto dei collaboratori ‒ aiutandoli a vivere una vita più soddisfacente e riducendo i fattori di stress professionale ‒ si ripercuote positivamente anche sui risultati aziendali. In questo modo abbiamo creato una cultura di collaborazione e inclusione che ci rende più produttivi e più attrattivi verso le nuove generazioni, non ci fa perdere talenti e valorizza la presenza femminile nel nostro staff. Siamo, infatti, tra le poche società del settore ingegneristico con una presenza quasi pari di uomini e donne anche nei ruoli apicali.

Per quanto riguarda il nesso tra sostenibilità ambientale e conciliazione vita-lavoro, il nostro programma di smart working va sicuramente in questa direzione e con esso il nostro Smafely (www.smafely.com), un software che abbiamo creato per misurare i risparmi dello smart working, in particolare le emissioni inquinanti, il tempo e il denaro. Abbiamo introdotto il lavoro agile nel 2008 in maniera sperimentale e lo abbiamo ulteriormente consolidato nel 2016, introducendo un regolamento che permette a tutti i lavoratori di lavorare in un luogo diverso dall’ufficio fino a tre volte a settimana. Oggi, per rispettare il distanziamento sociale richiesto dalla pandemia, abbiamo naturalmente incrementato il numero di giorni di smart working e tutti i nostri collaboratori possono usufruirne fino a 5 giorni a settimana.

Per tornare ai benefici ambientali, inoltre, con Smafely, abbiamo calcolato che solo nel mese di aprile 2020, quindi in piena pandemia, grazie allo smart working abbiamo risparmiato 15 tonnellate di CO2 equivalente, vale a dire la quantità di emissioni risparmiate in 9 mesi nel 2019.

Siamo particolarmente orgogliosi di aver ideato Smafely, in collaborazione con la start-up innovativa Dilium, perché è uno strumento che coniuga molto bene la nostra grande attenzione alla sostenibilità e la nostra spinta all’innovazione. Nella sua prima versione, si trattava di un software ad uso prettamente interno, nato dalla nostra forte volontà di misurare l’impatto dei mancati spostamenti, grazie allo smart working, sulle nostre vite e sull’ambiente. Dopo di che, ci siamo resi conto che fuori dalla nostra realtà, mentre si stava diffondendo sempre di più lo smart working, mancavano dei sistemi di misurazione puntuali e basati su KPI legati alla sostenibilità. Per questo, anche grazie a un programma interno dedicato all’innovazione tecnologica, abbiamo deciso di sviluppare l’attuale versione web di Smafely, da alcuni mesi, disponibile anche sul mercato. Lo smart working per il nostro Paese è ancora una modalità di lavoro nuova, nonostante l’accelerazione forzata dovuta alla pandemia, ma proprio per questo necessita di dati e di misurazione puntuali. Solo grazie alla raccolta e all’analisi di dati reali il management può apprezzare l’impatto di questi programmi sul personale, sulla produttività, sui costi aziendali, non da ultimo, sull’ambiente. Con Smafely, inoltre, c’è la facoltà di chiedere un feedback ai collaboratori su come valutano la propria giornata di smart working, ad esempio se ha permesso loro di essere più produttivi e concentrati e se sono riusciti a reinvestire il tempo risparmiato in altre attività per loro importanti.

Che cosa significa per voi sostenibilità e quanto questo tema rientra nella vostra vision aziendale?

Come sappiamo ormai da tempo, il concetto di sostenibilità poggia su tre pilastri fondamentali e profondamente interconnessi: la governance ‒ che comprende anche la dimensione economico-finanziaria ‒, il nostro pianeta e la società civile. Fare business oggi in maniera responsabile vuol dire avere bene in mente queste tre componenti e i loro stakeholder, ricordandosi che le proprie attività hanno sempre un impatto su di essi. Le aziende possono scegliere di ignorare questa interconnessione, magari concentrarsi solo su una di queste componenti (ad esempio il profitto), oppure possono operare in modo tale da generare ricadute positive su tutte e tre. Quest’ultima è stata la nostra scelta perché siamo convinti che sia la più lungimirante. Certo, occupandoci di consulenza e ingegneria anche nel campo ambientale, devo ammettere che partiamo in qualche modo in “vantaggio”, ma siamo convinti che anche le aziende con maggiori impatti ambientali, come molti nostri clienti, possono fare la differenza. Se il management ha una visione sostenibile e mette in pratica questi valori, il tutto si ripercuote positivamente sul resto dei collaboratori e sulle scelte progettuali.

Oggi, l’innovazione tecnologica mette a disposizione delle aziende numerosi nuovi strumenti ed approcci per fare business in maniera sostenibile, occorre, però, crederci e vivere queste innovazioni come degli investimenti e non come dei costi. Un’azienda che investe in sostenibilità ambientale e sociale, a mio parere, è anche un’azienda con prospettive di crescita futura più solide ed è più attrattiva verso gli investitori e i talenti più brillanti.

Per giungere a questo modello organizzativo, il ruolo della leadership è cruciale ed è per questo che occorre investire, anche come Paese, nella formazione di una nuova classe dirigente, perché i cambiamenti passano anzitutto dalla cultura e dal sistema di valori che si tramanda alle nuove generazioni di professionisti. Mi viene in mente, per fare un esempio concreto, ciò che avveniva un tempo con il tema della salute e sicurezza in azienda, percepito spesso come un costo o un ostacolo operativo. Negli ultimi decenni, per fortuna, abbiamo vissuto una profonda trasformazione culturale, accompagnata anche ad opportuni interventi normativi ed oggi fare impresa in maniera profittevole vuol dire anche investire in salute e sicurezza, tanto che la stessa performance manageriale viene spesso misurata su questi parametri. Ecco cosa dovrebbe avvenire anche nel campo della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa. Nel nostro Paese, siamo in cammino in questa direzione, ma ci manca ancora tanta strada.

Quali scenari futuri ha davanti a sé Stantec a partire dall’esperienza del Covid-19 in tema di conciliazione famiglia-lavoro?

La nostra attenzione al tema della conciliazione vita-lavoro rimane altissima perché insita nella nostra cultura. A maggior ragione in questo periodo in cui molti dei nostri collaboratori con figli in età scolare hanno pagato lo scotto della pandemia e della chiusura delle scuole, rimaniamo in ascolto e cerchiamo di fornirgli il massimo della flessibilità. Durante il lockdown primaverile, ad esempio, proprio su richiesta di questa parte del nostro staff, abbiamo esteso largamente la fascia oraria della giornata lavorativa in smart working, dalle 6 del mattino a mezzanotte, perché molti genitori chiedevano di lavorare al mattino presto o in tarda serata per poter seguire i propri figli. Continueremo a dare questa possibilità a chi ne vorrà usufruire. Ovviamente, ci sono anche altri strumenti per sostenerli, come i congedi parentali, il part-time e altri tipi di permessi anche di medio e lungo periodo che sono disponibili per tutti i lavoratori, con o senza figli.

Inoltre, quest’anno siamo stati coinvolti nel progetto MASP (Master Parenting in Work and Life), guidato dal Comune di Milano e finanziato dall’Unione Europea, finalizzato non solo ad aiutare le persone a conciliare l’equilibrio tra la propria vita e l’occupazione, ma anche a incentivare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Siamo molto felici di essere stati selezionati tra le società e le organizzazioni partecipanti nel progetto e lo consideriamo un riconoscimento del nostro impegno concreto nel campo della conciliazione vita-lavoro.

Nell’ambito del progetto, in particolare, siamo stati coinvolti in due iniziative particolarmente interessanti: Family Audit e MAAM (Maternity as a Master). Il primo è un percorso ideato dalla Provincia Autonoma di Trento, volto a certificare l’impegno delle aziende e ad implementare presso di loro politiche di conciliazione vita-lavoro. Il secondo è un programma formativo che coinvolge i dipendenti delle aziende con figli sotto i tre anni, focalizzandosi sul riconoscimento e il rafforzamento di una serie di soft skills sviluppate naturalmente con l’esperienza della genitorialità. Questo progetto ci ha permesso, non solo di valorizzare iniziative e convinzioni già sviluppate al nostro interno negli anni, ma anche di coinvolgere gruppi di nostri collaboratori e renderli ancora più consapevoli degli strumenti a disposizione dell’azienda e dei dipendenti per creare un migliore equilibrio tra vita personale e professionale.

Autore

  • Uno dei pochissimi Amministratori Delegati donna nel settore della progettazione e dell’ingegneria in Italia, Emanuela è in Stantec dal 1997, anno della sua laurea in Geologia. Da allora ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità fino a diventare Amministratore Delegato di Stantec in Italia nel 2016. Emanuela crede fortemente nell’importanza della condivisione del potere come chiave del successo nel mondo del lavoro. È convinta che questo approccio alla leadership aiuti a trasferire più facilmente l’esperienza dei più senior alle generazioni più giovani e sia, soprattutto, una risorsa preziosa per affrontare costantemente le sfide che la vita professionale e privata ci presenta. In oltre 20 anni di carriera, Emanuela ha offerto il suo contributo ai principali progetti realizzati dalla sede italiana ed ha lavorato per numerosi ed importanti clienti nazionali ed internazionali, da Pirelli ad Eni, da Exxon Mobil a General Electric e alle principali agenzie del Governo americano.

  • Laureata in Filosofia, ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Teoria e storia della storiografia filosofica. Dopo un master in Editoria e comunicazione, si è specializzata alla Sda Bocconi in un Percorso manager per il no profit. Per la Fondazione Marco Vigorelli coordina le attività di ricerca e formazione. Associate Certified Coach (ACC-ICF International), si occupa di attività di Corporate, Business e Life coaching. Tra le sue certificazioni, quelle di Assessor, Practitioner ed Educator di Intelligenza emotiva (Six Seconds).