Introduzione

L’integrazione delle “madri che conciliano”

Se si volesse individuare una parola che possa fare da fil rouge a tutti gli interventi di questo Quaderno intitolato Madri che conciliano, questa parola potrebbe essere integrazione.

La prima parte del Quaderno si sviluppa in Riflessioni: spunti accademici e di studio sull’argomento, mentre la seconda parte è composta di Esperienze e testimonianze provenienti dal mondo del lavoro.

Maria Novella Bugetti e Valentina Zacchia, nella prima delle Riflessioni che seguono, ci fanno notare come l’esperienza della maternità sia un’eccezionale palestra per allenare quelle abilità di empatia, capacità di dialogo e di lettura delle emozioni altrui che oggi sono tra le soft skills più valorizzate sul lavoro. Allo stesso modo, le autrici fanno notare come molte madri oggi riescano a sviluppare sul lavoro un affinamento della propria capacità di concentrazione (a prescindere dai fattori di disturbo) e di focalizzazione sull’obiettivo anche in situazioni di stress, che deriva dal dover gestire in famiglia, simultaneamente, l’attenzione alla persona con la necessità di portare a termine delle attività molto concrete: un bambino va accudito quando è ancora piccolo, avrà delle attività da gestire quando diventerà più grandicello, ecc.

Quasi ricollegandosi alle skills citate dagli autori precedenti, Elena Macchioni e Gianluca Maestri mettono in luce un altro aspetto dell’interazione tra gli ambiti della famiglia e del lavoro, facendoci vedere come purtroppo il prezzo (e la fatica) di questa interazione ricada in gran parte sulle donne. Infatti, quando esse assumono diversi ruoli sociali, fanno spesso fatica a trasformare le loro risorse in reali capacità spendibili fuori dalla famiglia. Tuttavia gli autori evidenziano i benefici derivanti dal dover ricoprire più ruoli in diverse sfere della vita; non più conflitti, ma ricadute positive, uscendo quindi dalla logica restrittiva del “o-o” per spostarsi sulla logica inclusiva del “e-e“.

Il terzo contributo, a cura di Sonia Vazzano, ci fa riflettere sulla progressiva scomparsa della madre come portatrice di valori e della conseguente riduzione di quello “spazio per l’altro” che invece è la cifra propria del contribuito femminile alla società. Accoglienza che si rende comprensibile anche nel guardare alla persona come somma di potenzialità inespresse e nella ricerca del bene dell’altro che oggi sono al centro delle politiche di risorse umane più avanzate.

In questo, Sonia Vazzano amplia la propria visione riprendendo un contributo di Mariolina Ceriotti Migliarese che mette in guardia dal rischio che corre la donna che entra nel mondo del lavoro, di svuotare la propria identità e di rinunciare ai propri tratti caratteristici, banalizzandoli e cercando di imitare l’approccio maschile ai problemi e alle relazioni. La conseguenza è che la maternità è vista come un’esperienza sottrattiva anziché additiva, regressiva anziché trasformativa.

In questo contributo si evidenzia anche che oggi la conciliazione lavoro-famiglia ha un’accezione negativa – come di due universi contrapposti che bisogna in qualche modo fare coesistere per il bene di tutti – preferendo invece mettere l’accento sulla ri-conciliazione che è un’attività costruttiva e che (riprendendo il fil rouge menzionato all’inizio), si potrebbe far coincidere col termine integrazione.

La conclusione si propone come conseguenza logica. La famiglia e il lavoro (inteso non solo come risultato concreto di un processo, ma anche come insieme delle relazioni che si sviluppano nell’ambiente lavorativo) sono legate da una relazione bidirezionale, o per meglio dire da un circolo virtuoso: in famiglia s’impara a vivere la relazione personale e il suo valore (cosa che serve anche a gestire l’impresa), mentre sul lavoro s’imparano l’organizzazione, la professionalità e l’approccio ai problemi che indubbiamente possono essere di aiuto anche in famiglia.

Nella seconda parte del Quaderno sono introdotte Esperienze e testimonianze provenienti dal mondo del lavoro.

Martina Gianecchini ed Elisa Rati presentano i risultati di uno studio internazionale sul rapporto famiglia-carriera che vuole chiarire il processo attraverso il quale la vita familiare condiziona le decisioni di carriera.

È evidenziata la necessità per le imprese di considerare il lavoratore non solo come una risorsa portatrice di capitale umano, ma in una sua dimensione più ampia che considera anche la vita privata delle persone. Alcuni autori hanno osservato che i lavoratori che non sono in grado di gestire in modo adeguato il loro lavoro e la vita personale sono meno efficaci, meno soddisfatti e mostrano un livello d’impegno inferiore. L’indagine mostra come politiche volte a supportare le persone nella gestione delle responsabilità familiari e lavorative consentano alle persone di prendere più liberamente decisioni concernenti il lavoro.

Il contributo di Emma Ciccarelli evidenzia come la maternità possa diventare un upgrade nel mondo del lavoro: nella maternità la donna riesce a potenziare le sue energie femminili e trova una palestra di leadership che porta con sé nuove energie e abilità essenziali anche per la vita professionale. Molto espressivo il caso reale di Adriana, esperienza tratta dall’attività di counseling di Emma.

Conclude il Quaderno, l’intervista a Marta Nappo (lo scorso anno premiata con il Premio Giovane Manager 2018 di Federmanager) sul suo ruolo di mamma e manager. Marta ci parla delle sue difficoltà e rinunce per arrivare a questi risultati lavorativi, ma ci porta anche una prospettiva positiva. Infatti ci evidenzia le tre skills che, dopo la maternità, è riuscita a sviluppare di più nel suo lavoro: la resilienza, il problem solving e poi il saper distinguere le cose urgenti da quelli importanti!

La giovane manager afferma che stiamo facendo dei passi in avanti sul fronte conciliazione lavoro famiglia, ma sono ancora troppo pochi. Tante donne rinunciano ad andare avanti nella propria carriera e non perché non ne abbiano la capacità, ma perché non riescono a stare dietro a tutto .

Uno dei suggerimenti potrebbe essere quello di attuare qualche politica familiare a sostegno della famiglia come le agevolazioni fiscali in Francia

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Questo Quaderno intitolato Madri che conciliano, che potremmo ribattezzare Madri che integrano, ci ha presentato sia in ambito accademico sia in ambito aziendale possibili strade da percorrere.

Gli autori danno evidenza al verbo “integrare” come un complemento e un accrescimento del semplice “conciliare”: ci invitano cioè a considerare l’integrazione famiglia-lavoro come qualcosa di più di un velleitario “mettere d’accordo in qualche modo professione e famiglia”, che purtroppo è spesso il magro risultato di un gioco in difesa dove se va bene, si spunta un pareggio (leggi: non ho fatto danni sul lavoro e la mia famiglia è ancora più o meno sana!).

Al contrario, essi ci spingono a fare un passo in più nel senso di quella proattività oggi tanto in voga negli ambienti di lavoro. Cioè a pensare il lavoro e la famiglia come due splendide realtà che si possono incontrare e che possono trovare delle sinergie, generando qualcosa il cui valore è maggiore della somma delle parti. Questo processo parte dall’universo femminino per aprirsi a una condivisione di best practices di cui l’universo maschile non può che beneficiare.

Siamo convinti che la donna apporti per sua natura un tocco unico che umanizza e rende più piacevole ogni ambiente di lavoro, solo se riesce ad essere una vera donna, se non decide di percorrere le strade del lavoro in modo maschile rinnegando le qualità sue proprie.

Inoltre la donna, che è anche madre, riesce dopo l’esperienza della maternità a sperimentare non solo un affinamento delle proprie soft skills, ma anche un accrescimento della capacità di finalizzazione e concentrazione a prescindere dai fattori di disturbo: tutto questo deve portare all’attribuzione di un valore anche professionale a competenze e sensibilità che la genitorialità porta ad allenare quotidianamente.

Il compito che attende la donna è grande, ma avvincente: l’ impegno a non lasciare inaridire a contatto con la realtà del lavoro la ricchezza della sua interiorità, le risorse della sua sensibilità, del suo animo aperto e delicato: a non dimenticare quei valori che le sono propri.

Possiamo terminare questa breve presentazione con questa citazione di Marco Vigorelli ripresa nel testo curato da Gaia Scacciavillani dal titolo Marco. Ricordi di un guerriero, già citata in questo Quaderno, ma molto espressiva: «C’è un bellissimo circolo virtuoso fra famiglia e impresa: in famiglia s’impara a vivere la relazione personale, il valore della persona, l’amore: tutte cose che servono per gestire l’impresa. Dall’impresa per la famiglia s’imparano le tecniche, la professionalità, l’organizzazione e la capacità di “gestire”».

E se la ri-conciliazione lavoro famiglia da cui ri-partire fosse proprio questa?

 

Autore

  • Sposata da ventinove anni e madre di quattro figli. Si laurea nel 1988 in Economia e Commercio all’Università di Torino e lavora da quasi trent’anni in FCA area Finance come controller. È iscritta a Federmanager e al gruppo delle donne manager Minerva. In particolare ha partecipato al percorso “Donne nei CDA – Women’s leadership”, come relatrice all’evento presso GAM di Torino organizzato da Federmanager Minerva. Insieme al marito è responsabile per Torino dell’organizzazione di corsi di “Orientamento Familiare” secondo la metodologia dell’IFFD (International Federation for family development). Negli ultimi anni ha particolarmente approfondito i temi legati al difficile equilibrio famiglia-lavoro, specialmente all’interno di un corso di perfezionamento universitario concluso con una tesi dal titolo Work/Family Balance: la conciliazione tra vita lavorativa, familiare e personale. Le disposizioni normative che favoriscono la conciliabilità degli impegni familiari e lavorativi per le madri: un confronto fra l'Italia e gli altri Paesi. Da febbraio 2018 fa parte del comitato scientifico del progetto “L’altra dimensione del management. Il valore aggiunto delle donne tra impresa famiglia e società”, portato avanti da Federmanager e dal Dicastero per i Laici famiglia e vita, con l’obiettivo di individuare strumenti operativi che possano essere applicati al mondo dell’impresa per favorire la conciliazione famiglia-lavoro.