Introduzione
Negli ultimi anni è vistosamente cresciuto l’interesse – da parte degli studiosi delle diverse discipline, così come del legislatore – nei confronti dei caregiver. Già…
a cura di Maria Novella Bugetti
“Caregiver che conciliano” è un Quaderno che nasce da alcune questioni: in che modo ridefinire i termini della cura, per massimizzare il benessere e la salute di tutte le persone e le organizzazioni coinvolte? Come mettere sempre di più al centro di questi termini la figura del caregiver nell’ambito della conciliazione famiglia-lavoro?
Oggi viviamo in una società chiamata a prendersi sempre di più cura dei soggetti più fragili, senza avere un sostegno riservato a chi è chiamato a prendersi cura dell’altro: nel contesto dell’individualismo, una società della prestazione che porta sempre più il soggetto a focalizzare tutte le proprie energie in ambito lavorativo; nel rapporto tra sfera privata e lavorativa, la sempre maggiore difficoltà nel restituire ad ogni prospettiva la propria centralità e identità; nel contesto sociale, un aumento della vita media che ci mette sempre più di fronte da una parte ad una mancanza di autonomia di crescita e dall’altra all’inverno demografico.
Questo sollecita una partecipazione sempre più sociale, culturale e politica, che metta a fuoco quali possano essere i modelli epistemologici nuovi e le best practices all’interno delle organizzazioni da porre in dialogo su più fronti nella ricerca di traguardi comuni.
A partire da queste premesse, nella parte delle Riflessioni la prospettiva del caregiver è analizzata nell’ambito giuridico, sociologico-filosofico, economico-organizzativo e sanitario.
Nella parte delle Esperienze viene data voce ad aziende, mondo della consulenza e del Terzo settore.
Allo stato attuale, manca una narrativa della cura, con un suo proprio vocabolario, che restituisca il reale senso e gli aspetti concreti delle dinamiche che ci troviamo ad affrontare.
Se l’ambito di cura non può mai prescindere dalla relazione – e quindi, per non essere snaturato, non può mai essere totalmente delegabile –, come rifondare una cultura di sostegno alla fragilità in cui individui, famiglie, minori, gruppi, istituzioni, università e Terzo settore, facciano emergere la sua rilevanza sociale e le relative ricadute, nell’ottica di una sostenibilità economica, ambientale e sociale?
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a cura di Maria Novella Bugetti
“Caregiver che conciliano” è un Quaderno che nasce da alcune questioni: in che modo ridefinire i termini della cura, per massimizzare il benessere e la salute di tutte le persone e le organizzazioni coinvolte? Come mettere sempre di più al centro di questi termini la figura del caregiver nell’ambito della conciliazione famiglia-lavoro?
Oggi viviamo in una società chiamata a prendersi sempre di più cura dei soggetti più fragili, senza avere un sostegno riservato a chi è chiamato a prendersi cura dell’altro: nel contesto dell’individualismo, una società della prestazione che porta sempre più il soggetto a focalizzare tutte le proprie energie in ambito lavorativo; nel rapporto tra sfera privata e lavorativa, la sempre maggiore difficoltà nel restituire ad ogni prospettiva la propria centralità e identità; nel contesto sociale, un aumento della vita media che ci mette sempre più di fronte da una parte ad una mancanza di autonomia di crescita e dall’altra all’inverno demografico.
Questo sollecita una partecipazione sempre più sociale, culturale e politica, che metta a fuoco quali possano essere i modelli epistemologici nuovi e le best practices all’interno delle organizzazioni da porre in dialogo su più fronti nella ricerca di traguardi comuni.
A partire da queste premesse, nella parte delle Riflessioni la prospettiva del caregiver è analizzata nell’ambito giuridico, sociologico-filosofico, economico-organizzativo e sanitario.
Nella parte delle Esperienze viene data voce ad aziende, mondo della consulenza e del Terzo settore.
Allo stato attuale, manca una narrativa della cura, con un suo proprio vocabolario, che restituisca il reale senso e gli aspetti concreti delle dinamiche che ci troviamo ad affrontare.
Se l’ambito di cura non può mai prescindere dalla relazione – e quindi, per non essere snaturato, non può mai essere totalmente delegabile –, come rifondare una cultura di sostegno alla fragilità in cui individui, famiglie, minori, gruppi, istituzioni, università e Terzo settore, facciano emergere la sua rilevanza sociale e le relative ricadute, nell’ottica di una sostenibilità economica, ambientale e sociale?
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Negli ultimi anni è vistosamente cresciuto l’interesse – da parte degli studiosi delle diverse discipline, così come del legislatore – nei confronti dei caregiver. Già…
a cura di Maria Novella Bugetti
“Caregiver che conciliano” è un Quaderno che nasce da alcune questioni: in che modo ridefinire i termini della cura, per massimizzare il benessere e la salute di tutte le persone e le organizzazioni coinvolte? Come mettere sempre di più al centro di questi termini la figura del caregiver nell’ambito della conciliazione famiglia-lavoro?
Oggi viviamo in una società chiamata a prendersi sempre di più cura dei soggetti più fragili, senza avere un sostegno riservato a chi è chiamato a prendersi cura dell’altro: nel contesto dell’individualismo, una società della prestazione che porta sempre più il soggetto a focalizzare tutte le proprie energie in ambito lavorativo; nel rapporto tra sfera privata e lavorativa, la sempre maggiore difficoltà nel restituire ad ogni prospettiva la propria centralità e identità; nel contesto sociale, un aumento della vita media che ci mette sempre più di fronte da una parte ad una mancanza di autonomia di crescita e dall’altra all’inverno demografico.
Questo sollecita una partecipazione sempre più sociale, culturale e politica, che metta a fuoco quali possano essere i modelli epistemologici nuovi e le best practices all’interno delle organizzazioni da porre in dialogo su più fronti nella ricerca di traguardi comuni.
A partire da queste premesse, nella parte delle Riflessioni la prospettiva del caregiver è analizzata nell’ambito giuridico, sociologico-filosofico, economico-organizzativo e sanitario.
Nella parte delle Esperienze viene data voce ad aziende, mondo della consulenza e del Terzo settore.
Allo stato attuale, manca una narrativa della cura, con un suo proprio vocabolario, che restituisca il reale senso e gli aspetti concreti delle dinamiche che ci troviamo ad affrontare.
Se l’ambito di cura non può mai prescindere dalla relazione – e quindi, per non essere snaturato, non può mai essere totalmente delegabile –, come rifondare una cultura di sostegno alla fragilità in cui individui, famiglie, minori, gruppi, istituzioni, università e Terzo settore, facciano emergere la sua rilevanza sociale e le relative ricadute, nell’ottica di una sostenibilità economica, ambientale e sociale?
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1. Il contesto socio-economico e i primi tentativi definitori del caregiver informale Il crescente interesse per la figura del caregiver informale (letteralmente il “prestatore di cura”)…
a cura di Maria Novella Bugetti
“Caregiver che conciliano” è un Quaderno che nasce da alcune questioni: in che modo ridefinire i termini della cura, per massimizzare il benessere e la salute di tutte le persone e le organizzazioni coinvolte? Come mettere sempre di più al centro di questi termini la figura del caregiver nell’ambito della conciliazione famiglia-lavoro?
Oggi viviamo in una società chiamata a prendersi sempre di più cura dei soggetti più fragili, senza avere un sostegno riservato a chi è chiamato a prendersi cura dell’altro: nel contesto dell’individualismo, una società della prestazione che porta sempre più il soggetto a focalizzare tutte le proprie energie in ambito lavorativo; nel rapporto tra sfera privata e lavorativa, la sempre maggiore difficoltà nel restituire ad ogni prospettiva la propria centralità e identità; nel contesto sociale, un aumento della vita media che ci mette sempre più di fronte da una parte ad una mancanza di autonomia di crescita e dall’altra all’inverno demografico.
Questo sollecita una partecipazione sempre più sociale, culturale e politica, che metta a fuoco quali possano essere i modelli epistemologici nuovi e le best practices all’interno delle organizzazioni da porre in dialogo su più fronti nella ricerca di traguardi comuni.
A partire da queste premesse, nella parte delle Riflessioni la prospettiva del caregiver è analizzata nell’ambito giuridico, sociologico-filosofico, economico-organizzativo e sanitario.
Nella parte delle Esperienze viene data voce ad aziende, mondo della consulenza e del Terzo settore.
Allo stato attuale, manca una narrativa della cura, con un suo proprio vocabolario, che restituisca il reale senso e gli aspetti concreti delle dinamiche che ci troviamo ad affrontare.
Se l’ambito di cura non può mai prescindere dalla relazione – e quindi, per non essere snaturato, non può mai essere totalmente delegabile –, come rifondare una cultura di sostegno alla fragilità in cui individui, famiglie, minori, gruppi, istituzioni, università e Terzo settore, facciano emergere la sua rilevanza sociale e le relative ricadute, nell’ottica di una sostenibilità economica, ambientale e sociale?
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1. Introduzione: la rilevanza crescente del fenomeno I caregiver informali sono quei lavoratori che provvedono alla cura informale (ossia non pagata) nei confronti di persone…
a cura di Maria Novella Bugetti
“Caregiver che conciliano” è un Quaderno che nasce da alcune questioni: in che modo ridefinire i termini della cura, per massimizzare il benessere e la salute di tutte le persone e le organizzazioni coinvolte? Come mettere sempre di più al centro di questi termini la figura del caregiver nell’ambito della conciliazione famiglia-lavoro?
Oggi viviamo in una società chiamata a prendersi sempre di più cura dei soggetti più fragili, senza avere un sostegno riservato a chi è chiamato a prendersi cura dell’altro: nel contesto dell’individualismo, una società della prestazione che porta sempre più il soggetto a focalizzare tutte le proprie energie in ambito lavorativo; nel rapporto tra sfera privata e lavorativa, la sempre maggiore difficoltà nel restituire ad ogni prospettiva la propria centralità e identità; nel contesto sociale, un aumento della vita media che ci mette sempre più di fronte da una parte ad una mancanza di autonomia di crescita e dall’altra all’inverno demografico.
Questo sollecita una partecipazione sempre più sociale, culturale e politica, che metta a fuoco quali possano essere i modelli epistemologici nuovi e le best practices all’interno delle organizzazioni da porre in dialogo su più fronti nella ricerca di traguardi comuni.
A partire da queste premesse, nella parte delle Riflessioni la prospettiva del caregiver è analizzata nell’ambito giuridico, sociologico-filosofico, economico-organizzativo e sanitario.
Nella parte delle Esperienze viene data voce ad aziende, mondo della consulenza e del Terzo settore.
Allo stato attuale, manca una narrativa della cura, con un suo proprio vocabolario, che restituisca il reale senso e gli aspetti concreti delle dinamiche che ci troviamo ad affrontare.
Se l’ambito di cura non può mai prescindere dalla relazione – e quindi, per non essere snaturato, non può mai essere totalmente delegabile –, come rifondare una cultura di sostegno alla fragilità in cui individui, famiglie, minori, gruppi, istituzioni, università e Terzo settore, facciano emergere la sua rilevanza sociale e le relative ricadute, nell’ottica di una sostenibilità economica, ambientale e sociale?
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1. Introduzione In un contesto demografico europeo in cui la popolazione sta progressivamente invecchiando, sta emergendo un crescente bisogno di cure e assistenza, tendenza che…
a cura di Maria Novella Bugetti
“Caregiver che conciliano” è un Quaderno che nasce da alcune questioni: in che modo ridefinire i termini della cura, per massimizzare il benessere e la salute di tutte le persone e le organizzazioni coinvolte? Come mettere sempre di più al centro di questi termini la figura del caregiver nell’ambito della conciliazione famiglia-lavoro?
Oggi viviamo in una società chiamata a prendersi sempre di più cura dei soggetti più fragili, senza avere un sostegno riservato a chi è chiamato a prendersi cura dell’altro: nel contesto dell’individualismo, una società della prestazione che porta sempre più il soggetto a focalizzare tutte le proprie energie in ambito lavorativo; nel rapporto tra sfera privata e lavorativa, la sempre maggiore difficoltà nel restituire ad ogni prospettiva la propria centralità e identità; nel contesto sociale, un aumento della vita media che ci mette sempre più di fronte da una parte ad una mancanza di autonomia di crescita e dall’altra all’inverno demografico.
Questo sollecita una partecipazione sempre più sociale, culturale e politica, che metta a fuoco quali possano essere i modelli epistemologici nuovi e le best practices all’interno delle organizzazioni da porre in dialogo su più fronti nella ricerca di traguardi comuni.
A partire da queste premesse, nella parte delle Riflessioni la prospettiva del caregiver è analizzata nell’ambito giuridico, sociologico-filosofico, economico-organizzativo e sanitario.
Nella parte delle Esperienze viene data voce ad aziende, mondo della consulenza e del Terzo settore.
Allo stato attuale, manca una narrativa della cura, con un suo proprio vocabolario, che restituisca il reale senso e gli aspetti concreti delle dinamiche che ci troviamo ad affrontare.
Se l’ambito di cura non può mai prescindere dalla relazione – e quindi, per non essere snaturato, non può mai essere totalmente delegabile –, come rifondare una cultura di sostegno alla fragilità in cui individui, famiglie, minori, gruppi, istituzioni, università e Terzo settore, facciano emergere la sua rilevanza sociale e le relative ricadute, nell’ottica di una sostenibilità economica, ambientale e sociale?
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1. Dati epidemiologici L’aumento dell’età media della popolazione a livello mondiale, soprattutto nei paesi più ricchi, è un fenomeno noto. L’Italia è tra i paesi…
a cura di Maria Novella Bugetti
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Oggi viviamo in una società chiamata a prendersi sempre di più cura dei soggetti più fragili, senza avere un sostegno riservato a chi è chiamato a prendersi cura dell’altro: nel contesto dell’individualismo, una società della prestazione che porta sempre più il soggetto a focalizzare tutte le proprie energie in ambito lavorativo; nel rapporto tra sfera privata e lavorativa, la sempre maggiore difficoltà nel restituire ad ogni prospettiva la propria centralità e identità; nel contesto sociale, un aumento della vita media che ci mette sempre più di fronte da una parte ad una mancanza di autonomia di crescita e dall’altra all’inverno demografico.
Questo sollecita una partecipazione sempre più sociale, culturale e politica, che metta a fuoco quali possano essere i modelli epistemologici nuovi e le best practices all’interno delle organizzazioni da porre in dialogo su più fronti nella ricerca di traguardi comuni.
A partire da queste premesse, nella parte delle Riflessioni la prospettiva del caregiver è analizzata nell’ambito giuridico, sociologico-filosofico, economico-organizzativo e sanitario.
Nella parte delle Esperienze viene data voce ad aziende, mondo della consulenza e del Terzo settore.
Allo stato attuale, manca una narrativa della cura, con un suo proprio vocabolario, che restituisca il reale senso e gli aspetti concreti delle dinamiche che ci troviamo ad affrontare.
Se l’ambito di cura non può mai prescindere dalla relazione – e quindi, per non essere snaturato, non può mai essere totalmente delegabile –, come rifondare una cultura di sostegno alla fragilità in cui individui, famiglie, minori, gruppi, istituzioni, università e Terzo settore, facciano emergere la sua rilevanza sociale e le relative ricadute, nell’ottica di una sostenibilità economica, ambientale e sociale?
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Intervista a Giordana Cortinovis a cura di Sonia Vazzano Di cosa si occupa Teva Italia? Qual è la storia aziendale che vi caratterizza? Fondata nel…
a cura di Maria Novella Bugetti
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Oggi viviamo in una società chiamata a prendersi sempre di più cura dei soggetti più fragili, senza avere un sostegno riservato a chi è chiamato a prendersi cura dell’altro: nel contesto dell’individualismo, una società della prestazione che porta sempre più il soggetto a focalizzare tutte le proprie energie in ambito lavorativo; nel rapporto tra sfera privata e lavorativa, la sempre maggiore difficoltà nel restituire ad ogni prospettiva la propria centralità e identità; nel contesto sociale, un aumento della vita media che ci mette sempre più di fronte da una parte ad una mancanza di autonomia di crescita e dall’altra all’inverno demografico.
Questo sollecita una partecipazione sempre più sociale, culturale e politica, che metta a fuoco quali possano essere i modelli epistemologici nuovi e le best practices all’interno delle organizzazioni da porre in dialogo su più fronti nella ricerca di traguardi comuni.
A partire da queste premesse, nella parte delle Riflessioni la prospettiva del caregiver è analizzata nell’ambito giuridico, sociologico-filosofico, economico-organizzativo e sanitario.
Nella parte delle Esperienze viene data voce ad aziende, mondo della consulenza e del Terzo settore.
Allo stato attuale, manca una narrativa della cura, con un suo proprio vocabolario, che restituisca il reale senso e gli aspetti concreti delle dinamiche che ci troviamo ad affrontare.
Se l’ambito di cura non può mai prescindere dalla relazione – e quindi, per non essere snaturato, non può mai essere totalmente delegabile –, come rifondare una cultura di sostegno alla fragilità in cui individui, famiglie, minori, gruppi, istituzioni, università e Terzo settore, facciano emergere la sua rilevanza sociale e le relative ricadute, nell’ottica di una sostenibilità economica, ambientale e sociale?
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1. Premessa All’interno della ricca analisi sul caregiving in Italia presentata da questo numero della rivista della Fondazione Marco Vigorelli, ci sembra utile aggiungere il…
a cura di Maria Novella Bugetti
“Caregiver che conciliano” è un Quaderno che nasce da alcune questioni: in che modo ridefinire i termini della cura, per massimizzare il benessere e la salute di tutte le persone e le organizzazioni coinvolte? Come mettere sempre di più al centro di questi termini la figura del caregiver nell’ambito della conciliazione famiglia-lavoro?
Oggi viviamo in una società chiamata a prendersi sempre di più cura dei soggetti più fragili, senza avere un sostegno riservato a chi è chiamato a prendersi cura dell’altro: nel contesto dell’individualismo, una società della prestazione che porta sempre più il soggetto a focalizzare tutte le proprie energie in ambito lavorativo; nel rapporto tra sfera privata e lavorativa, la sempre maggiore difficoltà nel restituire ad ogni prospettiva la propria centralità e identità; nel contesto sociale, un aumento della vita media che ci mette sempre più di fronte da una parte ad una mancanza di autonomia di crescita e dall’altra all’inverno demografico.
Questo sollecita una partecipazione sempre più sociale, culturale e politica, che metta a fuoco quali possano essere i modelli epistemologici nuovi e le best practices all’interno delle organizzazioni da porre in dialogo su più fronti nella ricerca di traguardi comuni.
A partire da queste premesse, nella parte delle Riflessioni la prospettiva del caregiver è analizzata nell’ambito giuridico, sociologico-filosofico, economico-organizzativo e sanitario.
Nella parte delle Esperienze viene data voce ad aziende, mondo della consulenza e del Terzo settore.
Allo stato attuale, manca una narrativa della cura, con un suo proprio vocabolario, che restituisca il reale senso e gli aspetti concreti delle dinamiche che ci troviamo ad affrontare.
Se l’ambito di cura non può mai prescindere dalla relazione – e quindi, per non essere snaturato, non può mai essere totalmente delegabile –, come rifondare una cultura di sostegno alla fragilità in cui individui, famiglie, minori, gruppi, istituzioni, università e Terzo settore, facciano emergere la sua rilevanza sociale e le relative ricadute, nell’ottica di una sostenibilità economica, ambientale e sociale?
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1. L’impatto socioeconomico del caregiving informale e la crescente domanda di assistenza professionale In Italia, secondo i dati ISTAT, i familiari o “caregiver informali” sono…
a cura di Maria Novella Bugetti
“Caregiver che conciliano” è un Quaderno che nasce da alcune questioni: in che modo ridefinire i termini della cura, per massimizzare il benessere e la salute di tutte le persone e le organizzazioni coinvolte? Come mettere sempre di più al centro di questi termini la figura del caregiver nell’ambito della conciliazione famiglia-lavoro?
Oggi viviamo in una società chiamata a prendersi sempre di più cura dei soggetti più fragili, senza avere un sostegno riservato a chi è chiamato a prendersi cura dell’altro: nel contesto dell’individualismo, una società della prestazione che porta sempre più il soggetto a focalizzare tutte le proprie energie in ambito lavorativo; nel rapporto tra sfera privata e lavorativa, la sempre maggiore difficoltà nel restituire ad ogni prospettiva la propria centralità e identità; nel contesto sociale, un aumento della vita media che ci mette sempre più di fronte da una parte ad una mancanza di autonomia di crescita e dall’altra all’inverno demografico.
Questo sollecita una partecipazione sempre più sociale, culturale e politica, che metta a fuoco quali possano essere i modelli epistemologici nuovi e le best practices all’interno delle organizzazioni da porre in dialogo su più fronti nella ricerca di traguardi comuni.
A partire da queste premesse, nella parte delle Riflessioni la prospettiva del caregiver è analizzata nell’ambito giuridico, sociologico-filosofico, economico-organizzativo e sanitario.
Nella parte delle Esperienze viene data voce ad aziende, mondo della consulenza e del Terzo settore.
Allo stato attuale, manca una narrativa della cura, con un suo proprio vocabolario, che restituisca il reale senso e gli aspetti concreti delle dinamiche che ci troviamo ad affrontare.
Se l’ambito di cura non può mai prescindere dalla relazione – e quindi, per non essere snaturato, non può mai essere totalmente delegabile –, come rifondare una cultura di sostegno alla fragilità in cui individui, famiglie, minori, gruppi, istituzioni, università e Terzo settore, facciano emergere la sua rilevanza sociale e le relative ricadute, nell’ottica di una sostenibilità economica, ambientale e sociale?
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Intervista a Teresa Benvenuto a cura di Sonia Vazzano Da 40 anni la missione di Assindatcolf è quella di assistere le famiglie datrici di lavoro…