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Questo Quaderno rappresenta un punto di svolta importante nelle attività di FMV, perché manifesta la mission della Fondazione: tessere un ponte tra i mondi della formazione e della ricerca e quelli del lavoro e delle famiglie.

Quando l’abbiamo pensato, sulla scia di quanto imparato da mio padre e alla luce della sua esperienza professionale e dalle attività della Fondazione che in tanti hanno promosso a suo nome, è stato per me da subito chiaro che per dare corpo all’intuizione di voler esplorare in modo nuovo i bisogni e le potenzialità del middle manager giovane e adulto, fosse necessario il contributo di chi avesse una visione ampia dei vari temi posti sul tavolo, ma anche la generosità di dedicarvici, andando al di là della sola logica del business, seppur fondamentale.

Qui è in gioco la crescita della “buona professionalità” per le nuove generazioni, delle quali il middle manager è direttamente responsabile. Ogni responsabilità, però, ha bisogno di essere supportata, condivisa e incoraggiata affinché sia veramente agita. Bisogna arrivare presto a una consapevolezza condivisa tra il top management e le istituzioni che possa favorire un ambiente professionale che promuova la pluralità di percorsi e la libertà nelle scelte individuali, senza stigmatizzarne alcune né rendere impossibile la presa in carico delle proprie responsabilità. Per tale motivo ringrazio sentitamente chi ha contribuito alla stesura del questionario e chi lo ha distribuito attraverso le reti professionali di riferimento.

Un ulteriore aspetto che mi riempie di gioia, nel completare questa pubblicazione, è l’attenzione che abbiamo deciso di dedicare ai beni relazionali nelle organizzazioni. Un tema, questo, che, come FMV, stiamo esplorando da qualche anno nel diffondere la cultura della Corporate Family Responsibility nei corsi di laurea di economia aziendale, con il CFR Lab.

Se volessimo pensare ai prossimi passi da compiere, a partire da questo lavoro, il mio sogno è quello di ampliare ulteriormente il dialogo, sia con altri manager e imprenditori sollecitati da questa ricerca, sia con gli enti pubblici territoriali e le associazioni di categoria.

Penso infatti che l’evoluzione dei modelli di lavoro, a cui tanti agognano, si possa promuovere più efficacemente se, oltre alla disponibilità al cambiamento nelle C-Suite, si coltivi la coscienza relazionale a tutti i livelli. Guardare alle relazioni, non soltanto ai processi e ai risultati, sarà il vero coefficiente del cambiamento organizzativo e sociale nei tempi dell’AI.

Nel breve periodo spero che questa pubblicazione restituisca motivazione ai manager che non riescono ad esprimere appieno il proprio potenziale relazionale in ambito organizzativo, con l’auspicio che possano continuare nel loro impegno di direzione e coordinamento del lavoro di altri con un orizzonte più alto e consapevole, e se anche credessero di non avere il potere decisionale che servirebbe a cambiare il modello di lavoro in cui si trovano, sicuramente possono divenire maggiormente coscienti di avere il potere necessario per aiutare i loro collaboratori, e sé stessi, nello stabilire relazioni professionali che non escludano dalla giornata ciò che lavoro non è, e che nondimeno richiede tempo, energia, intelligenza e cura per fiorire ed essere fecondo di futuro.

Autore

  • È Presidente della Fondazione Marco Vigorelli dal 2013. Dottore di ricerca in Filosofia e in Teologia, ha studiato a Milano, Roma e Oxford. È professoressa ordinaria di Teologia sistematica presso la Pontificia Università della Santa Croce (Roma). Il suo principale campo di ricerca è il rapporto tra discorso filosofico e scienza teologica, nella tarda antichità come nella società postmoderna. Nel dedicarsi al suo lavoro accademico, si è preoccupata di promuovere il dialogo tra le discipline e svariati progetti a livello locale e internazionale in risposta alle povertà educative. Da suo padre ha ereditato una particolare attenzione per la formazione professionale dei giovani e i rapporti tra accademia e mondo del lavoro.