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Il progetto dell’ISVI: pace nelle relazioni per dare senso al lavoro

Intervista a Stefania Bertolini e Vittorio Coda a cura di Sonia Vazzano

L’ISVI promuove un’imprenditorialità responsabile e aperta all’innovazione. Che cosa significa questo in concreto?

SB: Promuovere l’imprenditorialità responsabile e aperta all’innovazione è la base della nostra missione; per noi significa promuovere una concezione lungimirante dell’impresa, dei suoi fini del suo modo di essere e di operare e del ruolo che l’azienda è chiamata a svolgere e che l’imprenditore dovrebbe vedere quasi come un “dovere”. In questa concezione, il profitto non viene assolutizzato, né sottovalutato, ma perseguito come conseguenza di una forza competitiva e di una capacità coesiva che l’impresa responsabile è in grado di sprigionare.

L’imprenditorialità responsabile e innovativa crea valore economico e genera al tempo stesso benefici sociali e ambientali. L’azienda si sviluppa e cresce facendo crescere chi collabora con essa, dai lavoratori, ai fornitori, alle comunità locali, all’ambiente. Anche la recente normativa europea sta incentivando questa logica win-win, dove ogni attore può uscirne vincente.

Come ISVI abbiamo predisposto, e resi disponibili sul nostro sito, diversi casi di studio su aziende orientate al bene comune, alla creazione di valore condiviso in vari ambiti, dall’organizzazione del lavoro che mette le persone al centro, allo sviluppo di partnership con fornitori, clienti, comunità, alla ricerca dell’innovazione alleata dell’ambiente e altro ancora.

Nella Carta dei valori dell’ISVI ci ha colpito la sottolineatura del perché fare impresa oggi e del come farla. Ci sono valori che è molto difficile portare avanti oggi nell’impresa. Come è possibile mettere in dialogo i “valori” con le “logiche di business” nel contesto attuale?

VC: “Mettere in dialogo” è un fatto di imprenditorialità responsabile e aperta alla innovazione. Il profitto e il soddisfacimento delle attese degli azionisti di un ragionevole dividendo e di crescita del valore azionario sono obiettivi irrinunciabili, ma devono rimanere obiettivi e non diventare lo scopo del fare impresa. Lo scopo è, e deve rimanere, quello di fare fiorire l’impresa nell’interesse e per il bene di tutti i suoi stakeholder. Diversamente le carte dei valori rimangono carta e l’impresa può essere gestita bensì innovando, ma senza costruire un tessuto di relazioni di fiducia reciproca con tutti i suoi interlocutori e generando tensioni prima o poi pregiudizievoli per il suo futuro e per gli stessi interessi dei suoi azionisti. L’innovazione armonica è quella orientata a realizzare una sintesi creativa tra le esigenze di competitività e profittabilità da un lato e le esigenze di rispetto delle persone tutte e dell’ambiente dall’altro.

Al mainstream imprenditoriale, affermatosi a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso con le logiche di massimizzazione del profitto e della creazione del valore delle azioni, si contrappone la concezione di una imprenditorialità innovativa e responsabile a tutto campo, che ISVI è impegnata a diffondere in vari modi facendo leva su esempi concreti di imprese di successo operanti con strategie lungimiranti, nelle quali il valore delle relazioni con tutti gli stakeholder è riconosciuto e perseguito come parte integrante della strategia aziendale.

Qual è la sfida più grande che ha davanti l’ISVI guardando al contesto geopolitico attuale?

SB: Aiutare le aziende a capire che, più che mai in questo contesto geopolitico molto complesso, è importante mantenere la barra dritta, conciliando le esigenze di sopravvivenza e sviluppo dell’impresa in un contesto complicato e difficilissimo con le istanze sociali e ambientali che ad essa si rivolgono e mantenendo così fede ai valori e all’impegno di una gestione responsabile e innovativa.

Le aziende oggi affrontano sfide diverse originate da instabilità, incertezza, pressione economica, divergenze normative e culturali che impattano sui loro business. In questo contesto mantenere la barra dritta sui valori diventa sempre più difficile. ISVI cerca di aiutare gli imprenditori a capire che un modello d’impresa attento ai valori può essere vincente dal punto di vista competitivo anche in questo scenario.

Come ISVI portiamo avanti l’Obiettivo 17 di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite che richiama il valore delle partnership, perché vogliamo aumentare la cassa di risonanza del nostro messaggio, sia sul piano della formazione a studenti delle superiori e delle università che su quello della promozione e della valorizzazione di esempi di imprese virtuose. Lo facciamo con la redazione di casi, con la pubblicazione di video interviste, diffondendo cultura sull’imprenditorialità responsabile e innovativa come modello vincente.

Potremmo dire che la nostra sfida più grande è alimentare e sostenere la fiducia nei valori imprenditoriali. Quanto più difficile è l’ambiente in cui ci troviamo, tanto più è importante credere nei valori di rispetto delle persone, qualità delle relazioni e umanità che devono continuare a coniugarsi con i valori di economicità, produttività e profitto nell’ottica del bene comune. Perché il rischio che stiamo correndo è quello di perdere la fiducia nei valori, presi dalla paura che il conto economico ne possa soffrire.

In questo Quaderno si parla di “pace”: come si fa nascere, si costruisce e si mantiene la pace in azienda? In che modo il livello di benessere organizzativo influisce sulla “pace aziendale”, intesa come riduzione dei conflitti interni, maggiore collaborazione e stabilità delle relazioni tra colleghi e reparti?

VC: Innanzitutto se i vertici aziendali non hanno dentro sé stessi la pace, non possono né farla nascere, né costruirla, né mantenerla. E la pace non c’è se sono prigionieri di paure, ambizioni e obiettivi personali, che, se assolutizzati, diventano idoli che schiavizzano. I legittimi obiettivi individuali di avanzamento sulla scala sociale – di potere, prestigio, ricchezza – o sono perseguiti come eventuale conseguenza del buon governo e della buona gestione dell’impresa e della rete di relazioni di cui è intessuta la sua vita, oppure diventano lo scopo che acceca e genera malessere e tensioni sfocianti in conflittualità e instabilità.

Il benessere organizzativo si costruisce a partire da un contesto organizzativo in cui le persone sono contente di lavorare, perché si sentono rispettate e considerate come persone e coinvolte in un progetto di impresa bello e lungimirante. Tante sono le iniziative che si possono porre in essere per promuovere il benessere organizzativo, ma tutte devono annodarsi intorno all’obiettivo di alimentare un clima e un habitat lavorativo sereno e operoso che per l’appunto fa stare bene insieme le persone.

La pace aziendale è conseguenza della pace che c’è dentro le persone. Per questo è importante che le persone ai vertici abbiano questa pace dentro di loro, così da diffonderla tutto intono con comportamenti ricchi di intelligenza e amore per l’impresa e per le persone, considerate come un tutt’uno. Prosperità dell’impresa e benessere delle persone devono considerarsi un binomio inscindibile nel concreto fare impresa. Creatività e innovazione devono andare in questa direzione.

Nelle numerose best practices del panorama italiano che avete incontrato tante hanno nella famiglia una radice culturale molto forte. In che modo dalla gestione famigliare si può imparare la gestione di un’impresa?

SB: Sì, nella realtà italiana vi sono molte imprese gestite in modo esemplare che hanno le loro radici nei valori di una famiglia. Esse hanno formato oggetto di una ricerca interdisciplinare fortemente voluta dal Presidente di ISVI, cav. lav. dott. Reza Arabnia che ha dato luogo alla pubblicazione Il segreto italiano. Tutta la bellezza che c’è (a cura di V. Coda, Treccani 2023). In questo studio la domanda di ricerca era: come si spiega che in un Paese come il nostro, in cui tanti sono gli ostacoli al fare impresa, vi siano tante belle imprese di successo? Quali gli ingredienti di successo che hanno consentito loro di conquistare primati mondiali di cui non possiamo che essere orgogliosi? Ebbene, molte di queste aziende hanno origine da famiglie in cui i valori del lavoro ben fatto, vissuto con impegno e con rispetto delle persone e del bene comune erano radicati e sono stati trasmessi ai figli. La gestione della famiglia può essere una scuola preziosa per imparare a gestire un’impresa, perché è nelle dinamiche di una famiglia in cui ci si vuole bene, ci si rispetta, ci si aiuta vicendevolmente, si pensa anche agli altri e non soltanto a sé stessi, che si sviluppano valori e competenze trasversali utilissimi in ambito aziendale, come sincerità, trasparenza, dialogo, empatia, ascolto, gestione dell’imprevisto… Nella ricerca ISVI su Innovazione tecnologica, innovazione culturale e successo dell’impresa (a cura di V. Coda, D. Montemerlo, A. Zattoni, Egea 2021) ci sono tanti spunti sul legame virtuoso che si instaura nelle imprese familiari tra famiglia e impresa quando entrambe sono bene gestite.

Cambiamento, relazioni e bene comune: sono questi gli ingredienti dell’impresa?

VC: Se intendi gli ingredienti di un’impresa concepita per conseguire un successo non effimero, essi sono: un posizionamento forte sui mercati di sbocco, frutto di un lungimirante dinamismo strategico; relazioni di qualità con tutti gli stakeholder, improntate a rispetto, correttezza, trasparenza, fiducia reciproca; un solido assetto economico-finanziario-patrimoniale; un habitat lavorativo operoso e sereno. Tutto ciò funziona quando c’è una leadership sana, protesa a fare bene il bene dell’impresa, che si prende cura della stessa e delle persone a vario titolo in essa e da essa coinvolte in armonia col bene comune.

L’impresa è qualcosa di molto complesso. Per rendersi conto della sua complessità sistemica e dinamica, si consideri la miriade di variabili in gioco e il loro interagire che modifica di continuo la situazione dell’impresa. Una mappa di tali variabili può essere disegnata ispirandosi al modello dei quattro quadranti di Ken Wilber (Integral Psychology. Consciousness, spirit, psycology, therapy, 2000, trad. it. Psicologia integrale. Coscienza, spirito, psicologia e terapia, Spigno Saturnia, Edizioni Crisalide, 2014), come ha cercato di fare Frederic Laloux (Reinventing Organizations. A Guide to Creating Organizations Inspired by the Nex Stage of Human Consciousness, Nelson Parker, 2014, pp. 225 ss.). Il citato modello suggerisce che le variabili tutte sono rappresentabili in una matrice 2×2 distinguendole secondo una prospettiva individuale o collettiva e secondo una prospettiva interiore o esteriore, Ad esempio, lo scopo di fatto perseguito dal CEO, i suoi pensieri, atteggiamenti, convincimenti profondi sono tutte variabili individuali e interiori; essi impattano su ciò che lui comunica ai dipendenti e decide vada fatto, che sono variabili individuali ed esteriori; queste, a loro volta, si traducono in tutto un insieme di attività che definiscono il modello organizzativo funzionante, che è complessa variabile aggregata, esteriore e collettiva; tutto poi concorre al formarsi della una cultura organizzativa, variabile collettiva e interiore che retroagisce su tutta la realtà interiore ed esteriore dell’azienda e delle persone.

Quali sono i progetti futuri dell’ISVI?

SB: Per il futuro, come direttore, mi auguro di ampliare il numero di persone con cui condividere la nostra mission. Al momento svolgiamo già diverse attività con format sempre diversi: incontri in presenza, online, in azienda, attività di ricerca, pubblicazioni e produzione di materiale didattico per le scuole superiori, le università, nonché percorsi formativi per i giovani entrati di recente nel mondo del lavoro, ma sui quali l’azienda già vuole investire. Sono già tanti format, è vero, ma per il futuro mi auguro di riuscire a parlare in modo più efficace ad un pubblico sempre maggiore.

Per fare questo, stiamo già cercando di raggiungere i territori, partendo da quelli più vicini a Milano. Ci siamo avvalsi della tecnologia utilizzando la piattaforma “Educazione digitale” per promuovere un nostro PCTO, un percorso di competenze trasversali e orientamento su che cosa significa la buona gestione e il buon governo di un’azienda. Portiamo avanti questo progetto già da 2 anni e al momento si sono iscritti al nostro percorso 18.285 studenti delle scuole medie superiori: il messaggio che veicoliamo è sempre lo stesso, ma ogni volta inseriamo nuovi testimoni, nuove esperienze, nuovi casi aziendali. Il futuro dell’ISVI sono i giovani su cui abbiamo deciso di puntare.

Le chiediamo in conclusione tre messaggi finali: uno per i junior che iniziano a lavorare e che possono costruire da subito la pace in azienda; uno per i senior che lavorano ormai da diversi anni e che si trovano a difenderla; uno per entrambi, per diffondere il senso del lavoro in un’ottica il più possibile condivisa…

VC: Ai junior dico di sforzarsi di capire cos’è un’azienda e cosa vuol dire entrarvi in punta di piedi, con umiltà, curiosità e tanta voglia di imparare, senza scoraggiarsi per difficoltà e delusioni. Crescere umanamente e professionalmente è la cosa più importante, più dello stipendio e del bilanciamento tra vita e lavoro, cose fondamentali ma che il primo impiego può non consentire come sarebbe desiderabile.

Ai senior mi permetto di suggerire di non guardare i giovani in maniera giudicante, magari lamentandosi perché si impegnano poco rispetto a quanto facevano alla loro età, ma in modo benevolo, che si traduca in ascolto, comprensione, aiuto a crescere. E ciò per instaurare da subito una relazione di fiducia reciproca. Questa è la precondizione per capire quali sono le loro ragionevoli e giuste aspettative; per fare loro comprendere quali sono le esigenze di efficienza, economicità e vita duratura dell’impresa; per formulare eventuali proposte lavorative atte a conciliare le esigenze dell’impresa con le attese dei giovani. Tengano poi presente che il cambiamento comincia sempre da noi, per cui occorre lavorare pazientemente su se stessi, sui propri atteggiamenti e sul modo di porsi nei confronti di quei giovani così diversi da quelli dei loro tempi.

A entrambi, junior e senior, dico: considerate il valore delle relazioni di cui è intessuta la vita dell’impresa; cercate di costruire giorno dopo giorno, fra voi tutti e con tutti gli interlocutori esterni, relazioni autentiche, basate su correttezza, trasparenza, rispetto, empatia, aiuto vicendevole. A tutti l’augurio di continuare sempre a crescere lavorando bene insieme, in un clima sereno e operoso, per qualcosa che dà senso al lavoro e al vivere di ciascuno.

Autore

  • Dopo la laurea in economia aziendale conseguita presso l’Università Bocconi, si è da sempre dedicata ai temi della sostenibilità impegnandosi in attività di ricerca e formazione. Svolge attività di docenza in economia aziendale e sui temi in nesso con la sostenibilità presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, IULM e Fondazione IES Abroad. Dirige l’Istituto per i Valori d’Impresa (ISVI) ed è Segretario Generale de Sustainability Makers, associazione italiana dei professionisti della sostenibilità che ha contribuito a fondare nel 2006.

  • Professore emerito dell’Università Bocconi, dove ha insegnato Strategia e politica aziendale e ha ricoperto incarichi istituzionali, fra cui quelli di presidente della Scuola di Direzione Aziendale e direttore del Dipartimento di Economia Aziendale. In precedenza ha insegnato nelle Università di Urbino (sede distaccata di Ancona) e Ca’ Foscari di Venezia. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche, fra cui La valutazione della formula imprenditoriale (1984), L’orientamento strategico dell’impresa (1988), Comunicazione e immagine nella strategia dell’impresa (1991), Il governo della dinamica della strategia (con E. Mollona) (2002), Entrepreneurial Values and Strategic Management – Essays in Management Theory (2010); Towards an Integrated Theory of Strategy (con M. Zollo e M. Minoja) (2017). Nel 1999 gli è stato conferito il Premio Invernizzi per l’economia. È presidente del Comitato Scientifico dell’Istituto per i Valori d’Impresa (ISVI) dalla fondazione. All’attività di ricerca e di insegnamento ha affiancato la consulenza direzionale e incarichi presso società ed enti. I suoi attuali interessi vertono sui temi dell’imprenditorialità responsabile e innovativa, del buon governo delle organizzazioni, dello sviluppo sostenibile (di imprese e sistemi economici locali).

  • Laureata in Filosofia, ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Teoria e storia della storiografia filosofica. Dopo un master in Editoria e comunicazione, si è specializzata alla Sda Bocconi in un Percorso manager per il no profit. Per la Fondazione Marco Vigorelli coordina le attività di ricerca e formazione. Professional Certified Coach (PCC-ICF International), si occupa di attività di Corporate, Business e Life coaching. Tra le sue certificazioni, quelle di Assessor, Practitioner ed Educator di Intelligenza emotiva (Six Seconds).